🫴 Artisti che devi conoscere: Trevor Paglen Dopo l'annuncio di oggi del premio @Guggenheim 2026 a @trevorpaglen, volevamo rivedere alcuni dei progetti che abbiamo pubblicato con lui e l'arco generale della sua straordinaria carriera. ↓
Trevor Paglen è un artista e ricercatore noto per rendere visibile l'invisibile, le geografie militari segrete, le infrastrutture di sorveglianza, i satelliti in orbita e i dati di addestramento dietro l'AI. Attraverso fotografia, video, scrittura e installazioni su larga scala, considera "vedere" come una questione politica: cosa viene reso visibile, chi ha il diritto di classificarlo e cosa fanno quelle classificazioni nel mondo reale.
Paglen è diventato ampiamente conosciuto per il suo lavoro che trattava il segreto come una geografia fisica. Durante l'era post-11 settembre, si è concentrato sui "siti neri" e su altri spazi segreti, luoghi che potevano essere attivi e significativi mentre ufficialmente negati. Il suo approccio era chiedere cosa significa che un luogo venga reso invisibile di proposito e come quell'invisibilità riorganizzi la legge, la responsabilità e la memoria pubblica. ↓
Una grande sintesi di quella ricerca è stata Blank Spots on the Map: La Geografia Oscura del Mondo Segreto del Pentagono (2009). In questo progetto, Paglen l'ha tracciata come un'infrastruttura: reti di siti, logistica e narrazioni che permettono ai sistemi nascosti di funzionare su larga scala. Il libro ha affinato un tema che attraversa tutto ciò che fa in seguito, il potere non ha bisogno di essere visto per essere reale, ma spesso dipende dal controllare ciò che può essere visto. ↓
Con l'evolversi del suo lavoro, Paglen ha incorporato la ricerca e il metodo come parti integranti dell'opera stessa. In The Last Pictures (2012), Paglen ha portato questa logica in orbita. Ha posizionato un piccolo artefatto contenente cento immagini a bordo del satellite per comunicazioni EchoStar XVI, lanciato nel novembre 2012 e entrato in orbita geostazionaria a circa 36.000 km dalla Terra. ↓
Entro la fine degli anni 2010, l'attenzione di Paglen si è spostata verso la visione artificiale, i modi in cui le macchine traducono le immagini in astrazioni matematiche che possono ordinare, prevedere e punire. Con ImageNet Roulette (2019), ha utilizzato le categorie "persona" di ImageNet come provocazione, lasciando che il set di addestramento "parlasse da solo" per esporre le etichette razziste, misogine, crudeli e assurde incorporate nei dataset fondamentali. L'obiettivo non era scioccare per il gusto di farlo; era mostrare perché trattare le etichette delle immagini come conoscenza oggettiva è, nella migliore delle ipotesi, non scientifico e, nella peggiore, dannoso, specialmente quando quei sistemi vengono utilizzati per classificare persone reali. ↓
Quella stessa critica si espande in opere che trattano la percezione della macchina come una forza culturale. Behold These Glorious Times! è un video costruito da una rapida cascata di immagini, centinaia di migliaia che sfrecciano, scomposte nel modo in cui i sistemi AI imparano a riconoscere il mondo. Accompagnato da una colonna sonora generata dall'AI di Holly Herndon, fa sentire la scala dei dati di addestramento in modo corporeo e opprimente, sollevando domande più difficili sottostanti: quali immagini vengono utilizzate, quali assunzioni sono nascoste al loro interno e quali tipi di autorità emergono quando la visione diventa un pipeline proprietaria. ↓
Con Training Humans (concettualizzato con Kate Crawford), Paglen ha riformulato le immagini di addestramento dell'IA come una sorta di fotografia vernacolare, immagini quotidiane e utilitaristiche, insistendo anche sul fatto che funzionano come infrastruttura visiva sottostante a sempre più piattaforme digitali. La mostra rifiuta sia l'hype del marketing che la distopia sci-fi a favore della realtà materiale: aprendo scatole nere, guardando direttamente a come operano i "motori della visione" e prendendo sul serio la politica incorporata in ciò che conta come un umano riconoscibile. ↓
Lanciato nel 2024 a Fellowship: Allucinazioni Evolve Una controproposta deliberata alla letteralità della visione computerizzata mainstream. Invece di addestrare i modelli per ridurre le immagini a categorie fisse, Paglen li addestra su allegoria, simbolismo e metafora, attingendo dalla letteratura, filosofia, poesia, folklore e tradizioni spirituali. ↓
Il progetto si chiede cosa significherebbe costruire un modello progettato per abbracciare l'ambiguità: "vedere" attraverso una visione del mondo plasmata da Dante, o da futuri speculativi, o da una percezione mitica, trattando la visione come storica, soggettiva e politica piuttosto che meramente computazionale. ↓
Nel complesso, la carriera di Paglen sostiene che vedere non è mai neutrale. Che il sistema sia un catalogo di satelliti, un set di addestramento o un feed media ottimizzato per plasmare la credenza, le poste in gioco sono le stesse: Cosa diventa visibile, cosa rimane nascosto e chi ha il diritto di decidere cosa "significa" un'immagine.
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